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diarioShakespeare – Parte 3: Amleto

Da dove ha origine la storia di Amleto? Qual è la trama della tragedia? Quali punti d’incertezza presenta? Da dove nasce la frustrazione di Amleto?


Amleto (1594-95)

Trama

Il re di Danimarca è morto in circostanze non chiare e la regina si risposa subito con il fratello di lui, Claudio, ora asceso al trono.
Una notte, il fantasma del re defunto appare al proprio figlio, il principe Amleto, e gli rivela di essere stato ucciso da Claudio, ordinandogli di vendicarlo. Amleto promette, ma poi inizia a essere pieno di dubbi: e se lo spettro l’avesse ingannato? Intanto che riflette sul da farsi, per non destare sospetti, il principe si finge pazzo. Inoltre, per verificare la storia del fantasma, fa recitare a corte una tragedia in cui si rappresenta un omicidio simile a quello del re (=metateatro ). Il turbamento suscitato in Claudio gli toglie ogni dubbio.
In una scena particolarmente drammatica, Amleto si reca poi dalla madre, rimproverandole il suo comportamento, ma quando si accorge di essere spiato, uccide la persona che si nasconde dietro la tenda, pensando che sia Claudio. In realtà, si tratta di Polonio, consigliere del re e padre di Ofelia, una ragazza di cui Amleto è innamorato.
Avendo ormai compreso che il suo delitto è stato scoperto dal nipote, Claudio, con una scusa, invia Amleto in Inghilterra e prende accordi segreti, affinché venga giustiziato. Nel frattempo, torna la corte Laerte, figlio di Polonio e fratello di Ofelia, furibondo per la morte del padre, e trova la sorella impazzita, che finisce per morire annegata.
Amleto scopre il nuovo complotto di Claudio e rientra illeso in Danimarca. A questo punto, Claudio decide di usare la sete di vendetta di Laerte contro Amleto e organizza una partita d’armi tra i due. Laerte copre di veleno la lama della sua spada e Claudio avvelena una coppa di vino da offrire ad Amleto. Tuttavia per errore, il vino viene bevuto dalla regina, che muore, mentre sia Laerte che Amleto rimangono feriti dalla spada avvelenata. Scoperto l’ultimo inganno dello zio e consapevole di essere ormai destinato a morire, con le sue ultime forze, Amleto uccide Claudio.

Osservazioni

Anche in questo caso, la storia è precedente a Shakespeare: la vicenda risale molto indietro e l’origine orale si trova in Scandinavia. La storia raccontava del principe Amleth, che si fingeva pazzo per ingannare lo zio usurpatore e riconquistare il trono. Venne riferita da uno storico danese (Saxo Grammaticus) in un suo libro in latino, che si chiamava Gesta dei danesi.
Nel 1576, il francese Belleforest usò il testo danese per le sue Histoire tragiques.
Prima del 1590, ne fu tratta una tragedia inglese, ora perduta, la quale aveva avuto tanto successo che le parole: “Amleto, vendetta!” erano diventate un proverbio.
Il tema dell’uccisione del re per usurpare il trono si trova inoltre in molte altre opere, anche in L’assassinio di Gonzago, la tragedia che Amleto fa recitare a corte per smascherare Claudio.
Ogni opera precedente utilizzò elementi diversi, che Shakespeare rielaborò liberamente nella sua opera, lasciando, però, molti punti d’incertezza nella trama.
L’Amleto di Shakespeare è un personaggio bloccato dall’indecisione. Nel corso della tragedia, non si capisce mai fino in fondo se sia pazzo per davvero oppure finga.
Anche per quanto riguarda gli altri personaggi vi sono molti punti oscuri (la regina sa che Claudio è l’assassino del suo primo marito, quando si risposa? Claudio è un cattivo pieno di rimorsi, etc.)
La rappresentazione del rapporto fra colpa e giustizia è paradossale: quando avviene un crimine, la giustizia esige che si compia un’azione adeguata e Amleto vorrebbe fare qualcosa, ma non può cancellare il passato. Qualsiasi punizione non appare mai proporzionata alla colpa, perché non è in grado di annullarla e da ciò trae origine la frustrazione morale di Amleto. Inoltre, la vendetta chiama vendetta e, infatti, tutta la storia finisce nel sangue.
Ad aumentare il senso di angoscia della tragedia, contribuisce il modo in cui viene rappresentata la religione: Dio sembra essere solo un notaio dei peccati umani e non interviene né a guidare né a consolare con la sua misericordia.

Amleto dal teatro alla pittura, alla musica, al cinema

Oltre a essere continuamente portato in scena a teatro, l’Amleto ha ispirato quadri famosi, come l’Ophelia di John Everett Millais, e canzoni (qui ad es. puoi sentire Ophelia cantata dai Nomadi).
Poi naturalmente ne esistono molte riduzioni cinematografiche. È interessante mettere a confronto due versioni cinematografiche diverse per vedere come, partendo dalla stessa opera teatrale, i registi cerchino di rendere il dramma. Prova ad osservare, ad es., come viene reso il monologo “Essere o non essere” nella versione di Zeffirelli del 1990 e in quella di Branagh del 1996. Entrambi i registi mettono in scena l’angoscia di Amleto, ma raggiungono l’obiettivo tramite scelte stilistiche opposte: infatti, Zeffirelli utilizza un’ambientazione buia e fa vagare il personaggio tra le tombe di una cripta; mentre Brannagh – al contrario – utilizza un’ambientazione luminosa che, però, è completamente spersonalizzata.


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Bibliografia:

Shakespeare, in «I giganti», n. 8, Mondadori, Verona, 1968, pp. 37-38, 41-42, 57-59, 89-90, 97-99
B. De Luca, U. Grillo e S. Ranzoli, Views of Literature. Text, Context and Film, Loescher, Torino, 1993, volume 1, pp. 334-341; volume 2, pp. 74-77, 91-93
B. Ifor Evans, Breve storia della letteratura inglese, Cappelli, 1977
S. D’Amico, Storia del teatro drammatico, edizione ridotta a cura di A. D’Amico, Bulzoni, 1986, volume 1
D. Daiches, Storia della letteratura inglese, Garzanti, volume 1
N. Frye, Shakespeare. Nove lezioni, Einaudi
M. Praz, Storia della letteratura inglese, Sansoni


Per approfondire:

Shakespeare – Parte 1: Il teatro del Rinascimento inglese
Shakespeare – Parte 2: Romeo e Giulietta
Wikipedia: Amleto
Traduzione in italiano della tragedia


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